
Tieni duro!
(Cicciolina)
TABù, la rivista critica(ta) online
Che cosa pensereste se un giorno, mentre siete lì intenti come ogni mattina a lavarvi i denti, incominciaste a sentire una voce? Schizofrenia, certo. Ma se non lo fosse? E se in realtà la voce che sentite nel cervello appartenesse ad una persona che esiste sul serio, che in modo preciso, quasi che fosse Dio, riuscisse a descrivere minuziosamente le varie azioni e i vari pensieri che ora fate e ora vi turbano? Ma mettiamo caso che di fatto Voi non sappiate di chi sia la voce, ne tanto meno siete sicuro di non essere impazzito. Mettiamo però che ci sia qualcosa di totalmente strano in tutto questo, e che la voce sia la cosa meno bizzarra. La cosa che vi colpisce è il modo in cui la voce vocifera, ossia il modo in cui parla, un modo totalmente letterario, libresco, come se fosse il narratore della vostra vita, che guarda caso è una storia, una storia letteraria. E se voi foste dei personaggi di un libro e la vostra vita fosse semplicemente una storia abilmente narrata da uno scrittore che voi non vedete, che cosa pensereste?Da che cosa trae origine un essere vivente? Come è possibile che due individui, accoppiandosi, generino una nuova vita? E’ forse in virtù di una materia indifferenziata che si originano ex novo gli esseri viventi, oppure questi stessi esseri sono già preformati nell’ovulo o nello spermatozoo?
Oggi, grazie agli studi della Biologia dello Sviluppo, sappiamo che il nuovo individuo si origina dall’unione di due elementi specializzati, i gameti: quelli maschili, spermatozoi, e quelli femminili, cellule uovo. Il legame tra genitore e figlio è dato quindi dalle cellule riproduttive. Queste cellule però sono piccolissime, talmente piccole da risultare invisibili all’occhio umano, così non fu facile stabilire che proprio dalla loro unione si otteneva il nuovo individuo.
La conoscenza che oggi noi abbiamo del concepimento e dello sviluppo embrionale è il risultato di un dibattito plurisecolare che vide contrapposti non solo due modi di considerare l’origine della vita, ma anche e soprattutto due modi di considerare la natura.
Ancor prima che l’occhiale galileiano si mutasse nell’occhialino, negli anni di Galileo e del giovane Cartesio il dibattito conoscitivo si era arenato su un affascinante problema della natura: l’origine della vita.
Nel 1651 William Harvey, famoso per gli studi fisiologici sulla circolazione del sangue[1], scrive le Exercitationes de generatione animalium in cui espone una concezione della vita di tipo preformista. La forma dell’individuo, dice cioè Harvey, preesisterebbe miniaturizzata nell’uovo. La forma viene, per Harvey, da una forma preesistente che si “converte” in agente efficiente sulla materia e rimane identica a se stessa, sebbene sia inosservabile durante tale conversione.
«Omne vivum ex ovo»[2], la vita nasce dall’uovo.
Venticinque anni prima della pubblicazione dell’Exercitationes de generatione animlium Galileo scrisse, in una lettera inviata al principe Cesi, presidente dell’accademia dei Lincei, di aver «messo a punto un occhialino che faceva apparire grandi le cose piccole»[3]. Nasce il microscopio. Nel giro di pochi anni grazie ad esso avvengono importanti scoperte, come il dotto pancreatico, le ghiandole di secrezione delle guance, i capillari etc. Alla luce di queste scoperte, vecchie teorie sul corpo umano vennero riviste. Il microscopio, l’occhialino, spinse lo sguardo al di là del visibile. Sono questi gli anni in cui si impone un idea di corpo come mirabile strumento meccanico.
Nel 1633 esce l’Homme di Cartesio, con lo schema di un embriologia meccanica. Il corpo viene interpretato sulla base del funzionamento meccanico dei suo organi. La macchina diventa il modello di spiegazione dei fenomeni del mondo vivente[4]. Nasce la iatromeccanica, cioè meccanica applicata alle attività di ricerca del medico-biologo. L’uomo creò la macchina e la macchina divenne l’uomo.
Tra i più grandi iatromeccanici del Seicento bisogna annoverare Alfonso Borelli di Messina. Nel 1681 viene pubblicato postumo la sua opera più importante, il De motu animalium in cui dimostra come le azioni reciproche tra osso, tendine e muscolo possano essere ridotte ad un sistema meccanico di pesi e contrappesi. L’analisi meccanica è rigorosa. Ma perché parlare di Borrelli parlando del dibattito sulla vita? Semplice, perché uno dei suoi allievi era Marcello Malpighi, anatomista, microscopista e soprattutto preformista ovista. Nel 1637 Malpighi scrive la Dissertatio epistolica de formatione pulli in ovo. In quest’opera lo studioso italiano osservò al microscopio che nella cicatrice di un uovo gallina non fecondato si poteva vedere già preformato il pulcino in miniatura. E’ la prova inconfondibile per Malpighi della bontà delle argomentazioni dell’ovismo.
La matrice del nuovo organismo è ancora cercata nell’uovo, lo spermatozoo non era ancora stato scoperto. Per questa scoperta si dovrà aspettare fino al 1677 quando uno scienziato olandese, Anton van Leewenhoeck in una lettera manoscritta inviata alla Royal Society annuncia di aver visto al microscopio «animali rotondi e dalla coda sottile dotati di grandissima mobilità»[5]. Come spesso accade ciò che porta ad una scoperta è l’imprevisto, e così avvenne per la scoperta degli spermatozoi. Il giovane Jan Ham, studente di medicina, si era recato da Leeuwenhoeck, che sapeva usare e costruire i migliori microscopi di tutta l’Olanda, con un campione di sperma prelevato all’uopo da un paziente che soffriva di gonorrea[6]. Analizzando col microscopio quel liquore il microscopista olandese aveva scorto per la prima volta «degli animali vivi, dotati di coda e incapaci di sopravvivere più di 24 ore»[7]. All’inizio si pensò ad una malattia, ma quando Leeuwenhoeck incominciò ad analizzare campioni di liquido seminale prelevati da pazienti sani allora capì che quegli «animalcoli spermatici» erano caratteristica di tutti i liquori maschili[8].
Con Anton van Leeuwenhoeck nasce l’idea che l’individuo si trovi già preformato non nell’uovo, come pensavano scienziati illustri come Harvey e Malpighi, bensì nello spermatozoo. Si trattava sempre e comunque di una teoria preformista a cui faceva di riferimento l’idea dell’individuo preformato miniaturizzato: l’homunculus. Da questo momento il preformismo sarà, o ovismo, per cui l’individuo, l’homunculus, si trova “inscatolato” – emboite[9] – all’interno della cellula uovo, o animalculismo, per cui l’individuo si trova all’interno del liquido seminale.

[1] W. Harvey, Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, 1628
[2] W. Harvey, De generatione animalium, 1651
[3] G.Galilei, Lettera a Federico Cesi, in Il carteggio Linceo, Roma, G. Gabrieli, 1996, pp. 964
[4] Nel 1747 esce l’Homme machine di Julien Offroy de la Mettrie in cui si espone l’idea dell’uomo come gigantesco e complessa macchina, una sorta di grande orologio meccanico.
[5] A. Leeuwenhoek, Epistolae ad Societatem Regiam Anglicam,Lugduni Batavorum, 1719, p. 123
[6] A quel tempo con gonorrea si indicava la perdita involontaria di seme
[7] A. Leeuwenhoek, , Epistolae ad Societatem Regiam Anglicam,Lugduni Batavorum, op. cit., p. 123
[8] Non tutti riconobbero gli studi di Leeuwenhoeck, Antonio Vallisneri per esempio nell’opera istoria della generazione del 1721 nega la veridicità degli animalcoli spermatici
[9] Emboitè ed emboitment sono termini che appartengono al lessico settecentesco del preformismo
[10] Ovviamente Malpighi, Harvey, Leeuwenhoeck e Hartsoeker sono presi a carattere esemplificativo, all’interno del dibattito furono di scena moltissimi altri medici e biologi illustri.
[11] Spallanzani, Lazzaro, Prodromo di un’opera da imprimersi sopra le riproduzioni animali, Modena, nella Stamperia di Giovanni Montanari,1768
[12] La teoria epigenista sarà accettata anche da Immanuel Kant.
[13] L’embriologo Waddignton parla di “paesaggi epigenetici”

In America il film ha fruttato circa 153 milioni di dollari mentre il Italia circa 11…sono tanti soldi, chissà se Muccino è più felice ora che è più ricco.