sabato 3 febbraio 2007

Recensione "La ricerca della felicità"



Come definire La ricerca della felicità? Edificante? Semplice ma dalla solida morale? Già, la morale, e non mi stupirebbe che la maggior parte delle persone che l’hanno visto considerino il film “morale”. Cerchiamo però di essere obbiettivi e non lasciamoci ingannare dalle varie sviolinate melense, dai piagnistei dei vari mocciosi e dalla situazione di povertà drammatica, questo film è immorale o meglio, è intriso di una moralità tutta americana, ma ricordiamoci sempre di una cosa: non è il sole che gira intorno alla terra, è l’opposto.
La Ricerca della felicità è un film luterano. Capiamoci. Il film parla di un povero nero disgraziato che ha investito tutti i suoi soldi in un progetto stupido ritrovandosi così in una situazione di precariato. La moglie incomincia a non sopportare più la debolezza economica in cui è caduta a causa degli investimenti sciagurati del consorte così alla fine decide di lasciarlo per ripartire da zero, resettare tutto e iniziare una nuova vita. Piccolo problema: il marmocchio. Il giovane disgraziato si prende carico del figlio e inizia a coltivare un progetto lavorativo nuovo: diventare un broker. Come mai proprio il broker? E qui viene il bello! Mentre coglionava in giro per la città il povero disgraziato vede un uomo con una bellissima macchina lussuosa, dei bellissimi vestiti e dall’aria felice. “Cazzo quest’uomo sembra avere tutto quello che un uomo desidera” pensa il povero pirla.
“Hey tu, che lavoro fai?”
“Faccio il broker”
Il broker…diventare ricchi, ma certo ecco cos’è la felicità. La felicità è ricchezza! Elevatemi alla porpora, a me la corona d’oro a me i diamanti, io ti venero, Denaro. Perché non ci ho pensato…è così semplice, più si è ricchi e più si è felici, non c’è molto da capire…eppure non ci ho pensato, come mai? Semplice perché è falso.
Ma ritorniamo al film. Il povero coglionazzo si fa un culo quadruplo per poter diventare finalmente un ingranaggio della robusta macchina sforna soldi dello zio Sam e alla fine di un periodo di sacrifici riesce a farsi assumere come broker da uno dei più importanti centri di transizione della città. La scena finale riprende un Will Smith (nella parte del povero disgraziato) tutto sorridente che cammina con il figlio, la felicità è arrivata, Will ora è ricco.
Perché questo film è un film luterano? Per un motivo basilare, la ricerca dell’uomo viene ridotta al successo produttivo. Sei la ricchezza che produci. Lutero avrebbe detto: “Il tuo successo economico è segno del fatto che Dio è con te”. L’economia americana si basa proprio su questa con-fusione tra la dimensione etica-religiosa con la dimensione economica. Parlare di soldi, il fare soldi per un americano non è una cosa bassa, è una questione religiosa. Il problema però è chiaro, ridurre la felicità alla ricchezza economica è del tutto fuorviante. Se così fosse non si spiegherebbero i suicidi da parte di persone facoltose e non si spiegherebbe nemmeno la felicità di molti poveri. Certo, se la felicità è ricchezza allora chi non è ricco è infelice, però ci sono molti poveri che nonostante la povertà sono felici.
Ma allora cos’è la felicità? John Stuart Mill disse una volta: “Chiediti se sei felice, e non lo sarai più” Cosa voglio dire con questo? Quello che voglio far capire è che la felicità non è riducibile a niente, non può essere identificata ora con questa e ora con quest’altra, e forse disse bene chi una volta disse che la felicità è solo un modo di vedere. Un modo di vedere, non una cosa, ( Nietzsche direbbe“Una sensazione”). Il denaro non è nient’altro che una maschera.
Certo che deve essere tanto piaciuto agli americani l’immagine del protagonista, l’emblema del sogno americano, l’uomo che si è fatto da solo (self-made man), e poco importa se nel mondo migliaia di broker si fanno di cocaina e devono per far fronte alle pressioni del loro lavoro, sono felici! Ma ecco qual è la mia immagine dell’uomo fatto da solo


In America il film ha fruttato circa 153 milioni di dollari mentre il Italia circa 11…sono tanti soldi, chissà se Muccino è più felice ora che è più ricco.

1 commento:

Anonimo ha detto...

scusate ma vado a tagliarmi le vene... questo blog fa schifo.