Spesso si pensa che la tecnologia abbia apportato un sostanziale miglioramento comunicativo all’interno delle relazioni sociali umani. L’uomo non è più isolato, ma può comunicare simultaneamente in più luoghi spaziali, anche posti a distanze ragguardevoli. Con internet posso chattare con un amico in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo superando così barriere spazio-temporali. La tecnologia ci ha avvicinato, non siamo più soli, con essa si è creato un nuovo mondo globale, democratico e cosmopolita, in cui ciascuno (democrazia) può comunicare con uomini continentalmente lontani (cosmopolia).Ma la tecnologia non ci ha avvicinati. Siamo più lontani nonostante siamo più vicini, parlo con un Inglese ma dove sono? Con chi parlo? E come parlo? Siamo a casa, o in ufficio, o in qualsiasi stanza deprimente provvista di collegamento internet. Siamo prima di tutto isolati, fuori dal mondo, lontani dal tempo e dalla vita vera. Ci immergiamo nel virtuale, comunichiamo attraverso prostati esterne, siamo corpo decorporati, mani veloci che comunicano attraverso tastiera e monitor. Siamo parole prive di tono, di espressione e di vita, righe di lettere amorfe e irreali, siamo gli occhi su un monitor illuminato, fermi e immobili, senza tempo, senza spazio e senza movimento. Con internet siamo in ogni luogo ma siamo anche ogni cosa. Chatto con una. Sono un dottore, ho una ferrari, sono biondo, ho gli occhi verdi e il mio conto in bacca farebbe invidia a Berlusconi. Chatto con una e poi scopro che era “uno”, Mario da Foggia, ciccione, basso, nullatenente e nullafacente. Siamo quello che non siamo, siamo nel sogno virtuale per cui ora parlo, ora mento, ora ammalio e ora posso interrompere la comunicazione: Ora è il tempo di internet, ora è il tempo del possibile ma ora non è il reale. Nella vita vera ci svegliamo ancora, andiamo a lezione ancora, lavoriamo ancora. La vita virtuale si basa sul godimento dongiovanneo per cui tutto è ridotto in attimi, in una serie di ora.
Siamo più vicini ma siamo frammenti di uno specchio virtuale. Con internet possiamo parlare ad ogni istante, parlare molto, peccato non si dica nulla. Più parliamo e meno diciamo, windows messenger è la prova più tangibile di tutto questo.
Siamo fuori dallo spazio e dallo sguardo altrui. Si tratta di una comunicazione celata, invisibile, senza fisionomia, non riconosco mai un volto in una mail, non sento mai una voce in un foglio di word, non sento nulla perché non c’è nulla da sentire. Ecco dunque che la comunicazione si riduce così in finestre di lettere senza identità, senza un corpo ma soprattutto senza un viso. Siamo più vicini ma siamo decorporati, non siamo nemmeno più noi.
Con il cellulare oltre alla decorporazione si assiste alla produzione autodidatta di isolamento corporale pornografico. E’ il corpo decorporato che filma corpi in movimento. Giovani ragazzi che nei cessi dei licei filmano l’Elsa la cagna in preda a un atto isterico-convulsivo riproduttivo. Non fruiamo più del porno, non aspettiamo più le 24 per il Penthouse su Quartarete ma diventiamo noi stessi nuovi Schicchi. Il corpo decorporato va alla ricerca di corpi carne. Ricordiamo l’amata attraverso la foto scattata dal cellulare, scarichiamo suonerie, curiamo cani e gatti a mo’ di tamagotchi e ghiacciamo il divenire in istantanee. Alla morte del papa milioni di ragazzi videro la scena del trasporto della salma non più con i loro occhi ma con l’occhio meccanico della fotocamera del cellulare, come a voler essere prova più provata di questa definitiva privazione del nostro corpo.
Pure il sesso, la massima espressione dell’atto corporeo, è stato ridotto in astratto: informale, anonimo, asessuato e prostesico. E’ il caso della teledildonics per cui si fa sesso senza uso effettivo del corpo ma solo attraverso l’applicazione di tecnologie finalizzate all’eccitamento sessuale. Mouse a forma e a tatto di seno vengono accarezzate per presentificare un corpo assente mentre elettrodi eccitano ad intermittenza i vari punti erogeni del corpo, il tutto al fine di simulare il rapporto. La teledildonics è libertà in quanto ci libera dal corpo ed è anche immaginazione concretizzante in quanto presentifica nella concretezza della sensazione elettrodica un corpo in realtà assente. E’ doppiamente decorporizzante in quanto l’assenza si rivela non solo nella nostra decorporità ma anche in quella altrui. E’ lontananza infinita che ricerca un contatto, una carezza, un tocco, un corpo ormai lontano, ormai inesistente.
Siamo vicini eppure così lontani
23 commenti:
W la teledildonics! Rispettiamo le persone come cose! Basta sesso per riprodursi, che schifo...presto avremo i reproduction restaurants, dove potremo fare i bambini come li vogliamo noi (però deve rimanere la libertà di scelta, neh!). W gli ibridi, le prostesi, i cyborg e Mazinga.
E risolviamo una buona volta questo urgente problema biologico dell'infertilità, in nome del sacrosanto diritto di riprodursi!
Lorenzo Magnani
Anch'io voglio avere dei bambini!
è un diritto di ogni uomo averne, se li vuole!
D'ora in avanti voglio che mi chiamiate Loretta.
Stan
Io voglio un uccello d'acciao.
Gigman cazzo d'acciaio
in fondo cosa c'è di male ad essere lontani?
eviti di sentire le loro cazzate, di vedere le solite facce di merda, di sentire il loro odore corporeo. alla fine è molto utile. sia lodato windows messenger e la funzione invisibile.
decidere chi sentire. e dove. e quando.
abbasso uindos messanger
ahò mò ve racconto la mia apatia incottrolata x lo mezzo msg.
ahò, appena me collego, e lo meo oimino divventa vedde subbito che spunta un briccone ( tra lartro arrapatizzimo) che me squilla, me trilla me chiama, me parla me violenta me cambia lo sfondo...
e basta iè diho, e lasciame grattà in pasce..ahààà
ma quannu nun me fa fare le cose mie, io iè meto lomino bianco e lui se attacca ar cazzo..anvedi..oh..
io praticamante sostengo cioè la causa della teledidol solo perchè prima della tecnologia io mi eccitavo da solo anche senza il maus( bhè è capitato anche con quello... e non solo con il maus)
comunque a me va bene tutto e tutti.
un saluto al paese, ai mei amici, alla mamma, a tutti quelli che mi conoscono, roby, schifo, gellato, cucciolo, borioso, nisba, lecco e tutti quelli del bar sport di longarolo pescato, siete miticiii!
e ingroppati una pecora, come direbbe il fedele palu, bella paluuu!!!
ci vediamo per le nostre cose come al solito il martedì sera. a domani. il vostro checco
imparare a esprimersi è un obiettivo dei primi anni di vita.. solitamente un bambino inizia a parlare compiutamente già dai 4 anni..
chissà perchè poi si assiste ad una fase di regresso in cui sembra che sia impossibile non esprimersi a versi (vedi ahò, bella ed intercalari simili). a tali variazioni si unisce anche una spiccata e peculiare gestualità: il 5, il dimenare le spalle, masticare una cicca che non esiste. se non ti mostri idiota e non assumi questo modus vivendi sei uno sfigato. un vecchio. un morto dentro. meglio essere tutti scimmioni ruminanti.
ma è poi così figo fare i pirla?
evidentemente lo stadio evolutivo della scimmia non è stato del tutto superato.
proporrei a tutti i partecipanti alla discussione di questo blog di riflettere sulla correlazione uomo-animale/evoluzione/regressione e, naturalmente, rendere partecipi tutti delle loro conclusioni.
fu così che mi obbedì.
chiesi di strapparlo e di misurarlo, volevo confrontare i suoi centimentri con i miei. non avrei potuto soffrire che ne avesse più di me. sono moooolto competitivo e detesto perdere le sfide. mai avrei potuto ammettere che madre natura fosse stata più benigna con lui. eseguì il mio ordine, fu il suo supplizio, gemette in silenzio, piangendo e mordendo il cuscino per stemperarare il dolore mischiato al piacere. da solo non si strappava, lui voleva tagliare ma io, di getto e con irruenza allargai la mia enorme mano su quella massa sudata e scomposta di peli, e tirai con prepotente forza. fra le dita ne rimase solo uno. lo presi, lo stesi, lo allungai, avvicinai un righello e calcolai. trenta centimetri. aveva i capelli più lunghi dei miei. fu così che gli taglia la giugulare e gli rapai la testa. lho sempre detto: non sopporto perdere nelle competizioni.
Caro autore del post serio sull'evoluzione, come vedi i tuoi appelli cadono nel vuoto, chi non sa esprimersi continua a muggire e vomitare merda...
UUUUUUdsinnasnobnef
....fu così che mi obbedì.
chiesi di strapparlo e di misurarlo, volevo confrontare i suoi centimentri con i miei. non avrei potuto soffrire che ne avesse più di me. sono moooolto competitivo e detesto perdere le sfide. mai avrei potuto ammettere che madre natura ...
nersdoiweinhfzn xm
fdsdsghtrhtr
asfrtgeythgre
sdtfergy
mi riferisco a quel cazzone che ha ha detto che il penultimo post è merda. ma ti sei mai visto tu in faccia eh???? e poi hai capito di cosa di si stava parlando? la competizione non era riferita alla gogliardica tirata a piu non posso, fierammente maschia e rudemente stronza ( e quello che mi manca me lo invento... è facile lanciare cifre 28, 29, 30 e lode e spompataaccademica) ma si trattava invece di una competizione dal gusto più sottilmente e vivacemente femmineo: i capelli, che come diceva quel buon tempone di martino l(')utero,la migliore cornice per il viso di donna. o qualcosa di simile.
è merda proprio per questo.
Solo tu non potevi capire il senso.
Ppps intendevo le cose sono così intelligenti.
No, perchè magari non capisci
ohilà che succede qui?
spariscono le cose per magia?
Ma allora vuol dire che li prendi sul serio?
Mamma mia!
mi sono perso qualche cosa?
solo io non potevo capire.. cosa??? sai siccome madre natura è stat scorbutica con me non mi ha donato nè del dono della avvenenza, nè della altezza nè della intelligenza.
non so che dire, sono proprio stupido come appaio.
magari potessi misurarmi con una cima di intelletto e prgio cercvello come il tuo...
prgio cercvello?
pregio cervello, sono islessico e dislocato e pure daltonico hai dei problemi? fatteli passare
io posso farmeli passare.
Ma tu no...
islessico??
al limite dislessico..
Psicofarmaci PSICOFARMACI!!!
Ti vergogni?
Fai bene
psicomfarmaci? ho smesso grazie
e voleva morire...
impalpabile e indicibile tristezza l'assediava e la incupiva. non vedeva speranza nè riuscita. e si rassegnava a raggelante, pacata e maligna indifferenza.
e nessuna cosa avea importanza alcuna.
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