mercoledì 7 marzo 2007

La fatica inutile

Questo scritto è ispirato ad una discussione avvenuta pochi giorni fa tra me e un mio caro amico. Al centro del discorso stava il fraintendimento comune e generalizzato di considerare la vita affettiva, e più in particolare l’amore, come un cammino a tappe, una scalata di raggiungimenti finalizzati a scopi chiari e precisi. La visione lungimirante del mio amico mi ha spinto ad un furto intellettuale, ho voluto cioè “rubare” le sue idee per farne mie e dare una struttura più architettonica al discorso. Spero che il mio amico possa perdonarmi. Questo tema l’ho sentito molto vicino perché io, per primo, ero caduto nell’errore e solo ora, risvegliato, chissà come e chissà perché, vedo la cosa perspicuamente.


L’errore comune è quello di considerare la conquista amorosa come un videogame. Ora faccio x, ottengo il bonus y così da poter arrivare a z. Si pensa che per far innamorare la ragazza o il ragazzo in questione si possano mettere in atto una serie di strategie; “fare tutto il possibile” per ottenere il bonus y. Esco con una ragazza, le pago la cena, faccio il simpatico, fingo interessi comuni. Faccio tutto questo perché penso che possa farmi acquistare punteggio, come un videogame. Ragiono ipoteticamente: “Se pago la cena, faccio il simpatico e fingo interessi comuni allora ho più possibilità di conquistarla”. Questo ragionamento veicola una precisa concezione del mondo affettivo e cioè pensare ad esso come regolato dalla causalità. Causa: pago la cena – effetto: conquista della donna. Oltre a vedere una legalità causale il modello ingenuo affettivo si basa sull’idea che ognuno può ottenere tutto, la cosa essenziale è mettere in atto le giuste strategie. La vita affettiva è così ridotta ad una serie di tecniche amatorie: “Cosa dire al primo appuntamento”, “I mille modi per conquistarla con il cibo” e via discorrendo. Si tratta, si badi bene, di una concezione promossa anche in campo cinematografico, e non serve scomodare Hollywood per fare qualche esempio. Mi viene subito in mente “La vita è bella” e in generale tutta l’ultima filmografia di Roberto Benigni. L’amore come fatica utile, è questo il messaggio del comico toscano. Se ami qualcuno e se sei disposto a tutto per il suo bene allora tua è la donna. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Il mondo affettivo è un mondo causale? Tutti possono ottenere tutto? L’amore è una conquista strategica?
Supponiamo che un ragazzo single esca tutti i sabati sera oltre che per divertirsi come un g-giovane che si rispetti, anche nella speranza di poter trovare una ragazza. Il suo ragionamento è “se aumento le uscite serali aumento anche le possibilità di trovare una disperata con cui uscire”, un tipico ragionamento matematico che si basa di conseguenza su una concezione causalistica del mondo.
Supponiamo che un a altro ragazzo single non interessi di uscire ogni sera, magari è uno di quelli che non ama nemmeno uscire molto, che ama la tranquillità e la vita semplice. Supponiamo che una sera questi due ragazzi single si ritrovino nello stesso locale. Il primo ragazzo continua ancora a pensare “magari stasera è la volta buona”, mentre il secondo è lì e basta, si preoccupa solo di divertirsi. Forse il secondo non esce da un mese eppure quel giorno, quella sera, trova la ragazza della sua vita, senza pensarci, senza programmi e strategie, per puro atto fortuito. Il primo invece sta ancora lì, nel locale, solo e in cerca di donne.
Ovviamente si tratta solo di un esempio teorico ma spingo chiunque a dimostrami il contrario. Facciamo ora un passo in avanti e proviamo a capire, sempre in maniera del tutto ipotetica, i motivi per qui il secondo ragazzo ha avuto più chances nel trovare una ragazza. Come? Abbiamo detto che è stato un atto fortuito, che c’entrano allora i motivi? Se è un atto fortuito allora non esistono motivi. Pensare a dei motivi equivarrebbe ritornare in una posizione ingenua di affettività causale, ma noi abbiamo proprio respinto le ragioni di questa visone. E ora si parla di motivi?
Se l’amore fosse solo il risultato di atto fortuito, privo di senso e di speranze allora a che scopo il primo appuntamento? A che scopo parlare, provarci, vivere l’amore? L’amore è un atto fortuito allora devo solo aspettare che arrivi, non devo fare altro. E’ la deriva attendistica-rassegnistica, per cui non faccio nulla e mi rassegno di tutto. Ma il modello nichilista dell’amore è tanto sbagliato quanto quello ingenuo-causalista. Dire “tutto ha un senso” e dire “nulla ha un senso” equivale dire la stessa cosa. Il nichilismo più puro è di fatto un razionalismo assoluto. Non esiste un senso assoluto quanto un non-senso pervasivo ma esiste un senso nel non-senso che salva i “motivi del cuore” in una razionalità che non è quella classica del mondo naturale, ma è, per così dire, una razionalità che si staglia in una cornice di irrazionalità. Detto così sembra un discorso merleau-pontiano, in realtà il discorso è molto semplice.
Prima di affrontare il tema del razionale affettivo nell’irrazionale del sentimento è opportuno analizzare che tipo di relazione si crea nel rapporto di conquista.


La donna si deve creare un immagine[1]. La femminilità si caratterizza come creazione ed esibizione di un immagine. Il trucco, la cosmesi, è finalizzato a questo. L’uomo deve catturare l’immagine che la donna gli esibisce. Nella letteratura il rapporto “esibizione – ricezione dell’immagine” è testimoniata da un lessico poetico volto a considerare l’immagine dell’amore (anche) come caccia e imprigionamento. Si fa uso di termini come laccio, distringere e freccia per indicare la caccia all’amore e alla donna. D’altronde nel linguaggio comune l’immagine dell’amore come caccia continua a sopravvivere in alcune espressioni, come per esempio “andare a caccia di donne”. La donna è la preda che esibisce un immagine e l’uomo è il cacciatore, colui che deve catturare la preda e godere della sua immagine. Il godimento dell’uomo è quindi un godimento estetico che passa attraverso la messa in scena della donna. L’estetica per la donna è fondamentale, l’accuratezza nel vestirsi e nel truccarsi non è un fatto neutro ma è il modo stesso in cui la donna si pone nei confronti dell’uomo. La cura che l’uomo di oggi ha di se stesso è un sintomo di come si avvenuto un ribaltamento di posizione. L’uomo da cacciatore è diventato coniglio, si trucca, si depila, sceglie con cura come vestirsi perché ora anche lui deve esibire un immagine. E’ la donna che oggi gode dell’immagine e spara col fucile. La donna emancipandosi ha subordinato l’uomo.
Ma ritorniamo alla nostra analisi. La posizione della donna è una posizione estetica. Questa estetica però è vincolata dalla morale. La donna è preda ma non deve concedersi al cacciatore a meno di voler passare come una sgualdrina. Per la donna la concessione deve rimanere un fatto privato, da nascondere al pubblico. Ma perché? Perché la concessione della donna è la sua morte. Concedendosi al cacciatore la donna consegna la sua vita e si mortifica. La morte però è pornografica, è scandalosa e per questo deve rimanere nascosto, nessuno deve parlarne. Al contrario, per il cacciatore la concessione della preda equivale al trofeo. L’uomo godendo della donna la priva della vita e la riduce in trofeo. Il trofeo è il simbolo del potere del cacciatore che, esibendo la pelle della preda, esibisce agli altri la sua superiorità . Per questo l’uomo tende a parlare delle sue conquiste.
Ovviamente la donna, come preda, sa delle intenzioni del cacciatore, sa che il suo interesse è volto al godimento eppure continua a mostrarsi come preda. Allo stesso tempo il cacciatore sa che per godere della preda deve nascondersi, deve camuffare le sue intenzioni, deve cioè nascondere il fucile. Si crea quindi un gioco di dissimulazioni. La donna deve ingannarsi per concedersi e il cacciatore deve presentarsi per quello che non è per far si che l’autoinganno della donna possa giungere a compimento. Entrambi ingannandosi ingannano. Il rapporto di conquista consiste proprio in questo gioco di dissimulazione. La donna si inganna cercando di vedere nel cacciatore il bravo ragazzo e il cacciatore per continuare l’inganno della donna nasconde il fucile della conquista presentandosi come uomo-non-di-armi. Di per se lo stesso concetto di bravo ragazzo è un concetto che non ha senso: la morale appartiene alla donna, non all’uomo. Il bravo ragazzo non è differente da quello di cattivo ma è diverso nel modo in cui si è posto nei confronti della donna. Il cattivo ragazzo è cattivo nel dissimulare, è lo schietto. Non esistono buoni e cattivi ragazzi, l’interesse dell’uomo è quello. Arriviamo ora a quei famosi “motivi” dell’esempio iniziale. Come è possibile che il secondo ragazzo non facendo nulla sia riuscito a trovare la donna? La risposta sta proprio nel rapporto di dissimulazione. Pensiamo per un istante a quando ci mettiamo insieme ad una donna? Subito inizia la sfilata della carne. Ragazze che prima non sentivamo da anni si fanno improvvisamente vive, come una legge di natura, il ragazzo fidanzato attrae le donne. Ma perché? Semplice, godendo già di una donna il fidanzato ha messo in vetrina il fucile, non è più un cacciatore ma diventa il vero bravo ragazzo. Per il ragazzo fidanzato ingannare le altre donne è naturale, non è più frutto di un artificio rituale. Il secondo ragazzo, quello dell’esempio, non avendo come fine la caccia della preda si pone come ragazzo fidanzato e cioè come il bravo ragazzo. Il primo ragazzo al contrario continuerà ad esibire il fucile non riuscendo a portare a compimento l’autoinganno della donna. Agli occhi della donna rimarrà sempre un marpione. Per questo ho parlato di motivi, non perché credo che l’amore agisca razionalmente, ma perché esiste una razionalità nella irrazionalità. La conquista è quindi una fatica inutile nel senso che non è un cammino a tappe avente una razionalità, ma è un atto fortuito faticoso.

[1] Qui faccio riferimento all’idea del femmineo e della costruzione dell’immagine di Bruno Corzino

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Furto autorizzato, e utile anche perchè altrimenti probabilmente queste cose non sarebbero mai state fissate nella scrittura.
Bello poi il ragionamento del cacciatore, chiarisce le cose in modo preciso, rende chiaro il misterioso fenomeno dell'attrazzione delle amiche da parte dell'uomo accasato.
Cosa che tendevo a spiegare con quel sesto senso proprio del genere femminile, quelle specie di orecchio o occhio che guarda sempre in basso che hanno tra le gambe e che gli fa fiutare il cambiamento nei ferormoni.
Hai letto il mio scritto sulla morale?

Anonimo ha detto...

Uè uè non mi rispondi...
Il mio io ipertrofico richiede attenzioni...

Anonimo ha detto...

IO HO SEMPRE PREFERITO I LICHENI

Anonimo ha detto...

cmq anche io, nel mio piccolo(...) sono un bravo ragazzo. CS