
Come può un film in costume ambientato nel Settecento avere come colonna sonora brani del mondo rock? Semplice, non si tratta di un film in costume. Marie Antoinette è un film atipico. E’ un film in costume ma non è un film in costume, è un film ambientato nella Francia settecentesca di Luigi XVI ma non è un film storico. Marie Antoinette non è neppure un film su Marie Antoinette. Sofia Coppola si serve di una figura storica per continuare la sua descrizione del mondo giovanile femminile. Dopo aver raccontato la sofferenza adolescenziale di cinque giovani suicide (“Il giardino delle vergini suicide) e dopo aver descritto il senso di solitudine e spaesamento di una giovane sposa americana in Giappone (“Lost in traslation”) Coppola passa a raccontarci la storia adolescenziale della più famosa regina di Francia. Ma Maria Antonietta non è descritta come figura storica, la cornice storica nel film della Coppola è totalmente irrilevante. La giovane regina di Francia è la “Silvia” della Coppola, una metafora, nulla più, dei turbamenti, delle fragilità e della spensieratezza della giovinezza. Marie Antoinette non parla di Maria Antonietta, parla dell’adolescenza, di un essere giovani e fragili che non cambia nel tempo. Eccoci arrivati dunque al perché Coppola utilizza come colonna sonora brani rock. Il rock è la musica dei giovani, della ribellione, degli sconvolgimenti. Se si potesse trasformare in musica la condizione adolescenziale quello che verrebbe fuori sarebbe una tosta canzone rock. Ma c’è un altro motivo per cui Sofia Coppola ha deciso di utilizzare il rock, strettamente connesso al motivo per cui Marie Antoinette non è un film in costume. Il rock serve ad attualizzare la cornice storica. Il film è ambientato nel Settecento ma l’occhio con cui è descritto è totalmente anacronistico. Gli abiti, i dolci glassati, le acconciature, tutta la moda visiva non creano un senso di distanza tra il nostro mondo e il mondo francese del diciottesimo secolo. Si può anzi dire che in realtà ciò che si vede nella Versailles dipinta da Coppola è un senso di assoluta modernità, quasi futuristica.
Con Marie Antoinette si chiude un altro capitolo dell’essere giovani e femmine secondo la talentuosa Sofia Coppola. Dalla giovinezza del passato anni settanta raccontata ne “Il giardino delle vergini suicide”, dopo quella del presente in “Lost in Traslation”, Coppola conclude questa trilogia in maniera paradossale, raccontando la giovinezza del futuro utilizzando una figura storica del passato, da qui la più grande atipicità del film.
A questo proposito vorrei sottolineare alcuni elementi di continuità adolescenziale tra il passato (attualizzato) e il nostro presente. In primis i dolci. Torte glassate, biscotti, bon bon al cioccolato, manicaretti iperzuccherini, tutti strabordanti dentro la reggia di Versailles. I dolci sono l’esempio dell’adolescenza, del periodo in cui si predilige il gusto dolce rispetto a quello salato. Ma il dolce rinvia anche ad una certa frivolezza, tipica della giovinezza.
Un altro elemento di continuità è rappresentato dalla mania verso le scarpe. Significativa è la scena in cui Coppola ne mostra a ritmo febbricitante la moltitudine che la giovane regina sceglie e indossa per le varie occasioni di corte.
Altro elemento di modernità è la fuga per la festa. Maria Antonietta e il principe Luigi XVI decidono di fuggire dalla corte di Versailles per andare alla festa in maschera di Parigi. Questa e un'altra che poi dirò sono le due scene madri del film. Qui il senso del moderno e del futuro è totale, qui la musica rock si fa più rock, qui l’abito non si fa più storico ma punk. Scappare per andare a divertirsi, ieri a Versailles e oggi in tutto il mondo. Party americano, festa in maschera parigino, birra a go-go, champagne a prolusione, eppure tutto nella forma rimane identico.
L’altra scena madre è rappresentata dall’andare a vedere l’alba. Nel giorno del suo compleanno Maria Antonietta vaga assieme ai suoi amici nel verde giardino di corte. La scena è pura. I colori, le movenze, le parole, in questa scena lo spettatore non vede Maria Antonietta, vede se stesso, il se stesso di allora, di quand’era giovane.
Proprio perché Sofia Coppola decide di non fare un film storico che tutto è così attualizzante, moderno, futuristico, perché l’adolescenza non è storica è senza tempo, al di là del tempo, sempre presente, sempre distante.
Buona Visone.
Con Marie Antoinette si chiude un altro capitolo dell’essere giovani e femmine secondo la talentuosa Sofia Coppola. Dalla giovinezza del passato anni settanta raccontata ne “Il giardino delle vergini suicide”, dopo quella del presente in “Lost in Traslation”, Coppola conclude questa trilogia in maniera paradossale, raccontando la giovinezza del futuro utilizzando una figura storica del passato, da qui la più grande atipicità del film.
A questo proposito vorrei sottolineare alcuni elementi di continuità adolescenziale tra il passato (attualizzato) e il nostro presente. In primis i dolci. Torte glassate, biscotti, bon bon al cioccolato, manicaretti iperzuccherini, tutti strabordanti dentro la reggia di Versailles. I dolci sono l’esempio dell’adolescenza, del periodo in cui si predilige il gusto dolce rispetto a quello salato. Ma il dolce rinvia anche ad una certa frivolezza, tipica della giovinezza.
Un altro elemento di continuità è rappresentato dalla mania verso le scarpe. Significativa è la scena in cui Coppola ne mostra a ritmo febbricitante la moltitudine che la giovane regina sceglie e indossa per le varie occasioni di corte.
Altro elemento di modernità è la fuga per la festa. Maria Antonietta e il principe Luigi XVI decidono di fuggire dalla corte di Versailles per andare alla festa in maschera di Parigi. Questa e un'altra che poi dirò sono le due scene madri del film. Qui il senso del moderno e del futuro è totale, qui la musica rock si fa più rock, qui l’abito non si fa più storico ma punk. Scappare per andare a divertirsi, ieri a Versailles e oggi in tutto il mondo. Party americano, festa in maschera parigino, birra a go-go, champagne a prolusione, eppure tutto nella forma rimane identico.
L’altra scena madre è rappresentata dall’andare a vedere l’alba. Nel giorno del suo compleanno Maria Antonietta vaga assieme ai suoi amici nel verde giardino di corte. La scena è pura. I colori, le movenze, le parole, in questa scena lo spettatore non vede Maria Antonietta, vede se stesso, il se stesso di allora, di quand’era giovane.
Proprio perché Sofia Coppola decide di non fare un film storico che tutto è così attualizzante, moderno, futuristico, perché l’adolescenza non è storica è senza tempo, al di là del tempo, sempre presente, sempre distante.
Buona Visone.
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