
Ore otto e trenta del mattino, il sole è già spuntato. I raggi colpiscono la mia finestra arrivando a raggiungere il mio viso.
“Ma che cazzo d’ore sono?” penso tra me e me ancora rimbambito dal sonno. Mi giro a vedere la sveglia. 8:30. Cazzo, devo alzarmi. Di norma avrei ancora aspettato trenta minuti buoni prima di scendere dal letto, ma è il 24 dicembre, la vigilia, e ancora devo andare al supermercato a fare la spesa per i temuti giorni di festa. Una persona seria avrebbe fatto una “spesa intelligente” ossia una fatta minimo due – tre giorni prima dell’assalto ai supermercati, io quella settimana ho avuto un calo di intelligenza.
Mentre mi vesto penso al casino che avrei trovato al supermercato. Vecchietti che si aggirano come spettri per i vari reparti come presagio di morte, single annoiati e tristi che per l’occasione speciale decidono di non comprare come di consueto l’ennesima busta di “quattro salti in padella” e azzardano per del macinato di carne, famiglie numerose e uomini dispersi dalla guerra indocinese. Un bel quadretto del cazzo.
Guido per il supermercato e intanto mi accorgo della desolazione delle strade, mi sembra di essere il padrone delle macchine e nel frrattempo fantastico all’idea di poter guidare nudo.
Arrivo al Gs, il parcheggio è pieno, capisco il motivo delle strade deserte. Nonostante tutto nel giro di un’ora sono fuori. Ora mi manca solo cucinare per la cena della vigilia.
Alle tre del pomeriggio incomincio. Prima di tutto bisogna fare il “sugazzo”. Il sugazzo è un sugo di carne molto corposo. Mia madre dice che è talmente corposo che sa di bestiame. Saprà pure di bestia ma se sa di questo è perché è un sugo serio, non adatto a fighette gne –gne o vegetariani vegani.
Per fare il sugazzo ci vogliono come minimo cinque ore di cottura e quindi richiede sacrificio e tempo. Mentre sono in cucina esorto gli altri familiari a mantenere fede a quanto detto precedentemente. Preambolo: la settimana prima avevo detto a mia madre che avrei cucinato per la vigilia e per il natale ma solo i primi e i secondi, il resto, cioè dolci e antipasti, sarebbero dovuti rimanere di competenza altrui. Non è andata così. Alla fine mentre cucinavo ho dovuto pure pensare a finire i “mezzi” piatti di mia madre (mezzi perché iniziati e non finiti) e incominciare quelli di mia sorella ( mai incominciati però finiti). Ho cucinato dalle tre fino alla 21 e trenta.
Alle 20 arriva mio fratello con la moglie e la bambina di neanche un anno. Atroce. Ancora in piena fase di preparativi culinari questi incominciano ad invadere il mio territorio elemosinando stuzzichini e assaggiando ogni cosa possibile, intanto la bambina continua a rompere i coglioni con i suoi piagnistei da neonata.
Alle 21 e trenta si incomincia a magiare. In un modo o nell’altro siamo tutti a tavola, pure i cani si sono messi nella posizione dello scrocca cibo, quella tipica canina con il muso all’in su e gli occhi che ti guardano nel profondo nell’anima dicendoti tra le righe “Ho fame, dammi da magnare”.
Iniziamo con gli antipasti. Pizze, pizzettine varie, crocchette e tartine in abbondanza, anzi, l’abbondanza è talmente eccessiva che dopo mezz’ora siamo già tutti sazi. Alle 22 incomincio a servire i mie tortelli di carne al sugazzo. Arrivo con i piatti in mano ma non vedo nessuno, c’è solo il cane vicino a me che elemosina ancora ulteriore cibo. Dove cazzo sono andati? Il cane mi guarda e fa: “Tua madre è andata a controllare i croccantini dei gatti, tua sorella parla al cellulare con il suo ragazzo mentre tuo fratello e sua moglie cercano di far addormentare la bimba”.
Aspetto. Passano trenta minuti, la pasta ormai è fredda. Un pomeriggio buttato per servire toretelli freddi.
“E’ l’ultima volta che cucino per natale. L’anno prossimo andate tutti a mangiare al ristorante cinese con il pericolo di pijare la sars! Al limite, se proprio mi riverrà la malsana idea di cucinare farò una selezione dei tavoli: tu puoi mangiare, tu no, tu no, e dato che prima siamo rimasti solo io e il cane ho deciso di cucinare solo per noi due”
Mentre dico questo gli “invitati” ridono, come a pensare che fosse uno scherzo. Ero serio.
Alle 23 la tavola è ancora vuota. Penso ai tempi in cui la presenza fissa a tavola era sacra, a quel periodo in cui la gente doveva chiedere il permesso prima di alzarsi e fare i comodi loro. Penso alla decadenza dei mie tempi e alla bellezza del passato, alle punizioni corporali e al prestigio autoritario del capo famiglia, ormai decaduto.
Alle 23 e trenta si riparte col dolce: pandoro con crema al mascarpone, anche questa fatta da me. Mia madre assaggia e disgustata dice: “Blah, è troppo dolce!”. Vorrei strozzarla. E’ dalle tre che cucino e mi si criticano pure i piatti, l’anno prossimo cinese, non ci sono cazzi!
Basta, sono deluso e stanchissimo. Mi ritiro in camera e accendo la tele. Dopo due minuti crollo dal sonno.
Sono in un campo verde, bellissimo e senza nessuno intorno. Senza un rumore, senza movimento, una pace totale. Mentre corro per questo parco faccio una capriola e in fine mi accascio per terra, mentre con le mani accarezzo l’erba. Sono sdraiato in un bel campo d’erba. Ad un tratto una mano gigantesca mi smuove.
“Dani, dani!, svegliati che apriamo i regali”
" Uuumm, che ore sono?"
"E' l'una di notte"
Diavolo, sti maledetti regali, voglio solo dormire, penso ancora sonnecchiato
Ormai sono sveglio e quindi decido di andare a espletare questo ulteriore cerimonia. La stanchezza però è talmente eccessiva che non riesco a svegliarmi del tutto, così mi sdraio sul divano e con un occhio semiaperto provo a scartare i regali. Apro quello di mio fratello. Non vedo bene ma quello che vedo mi sembra un orrenda cravatta a pois, una di quelle talmente brutte che nemmeno il professor Cospito oserebbe mettersi. Troppo sonno per mandarlo a quel paese, alzo il pollice e abozzo un sorriso. Tocca al regalo di mia sorella. Lo apro. Forse ciotoline stile giapponese…Pezzi di merda, ho cucinato un pomeriggio per essere criticato nel cibo e farmi regalare delle cose di così dubbio gusto?! Aah, troppo sonno. Voglio dormire e così faccio. Sono l’una e trenta di notte e la vigilia è passata. Come diceva mia nonna: “anche questa è fatta”.
Come sto bene sotto il piumone. Guardo la sveglia per sapere l’ora. Sono le nove del 25 dicembre 2006. E’ natale, ancora. Stavolta gli ospiti arriveranno per cena, così sono libero per tutta la mattina. Si tratta di una finta libertà quella della mattina del 25 dicembre, perché tutti sanno che bisogna fare una cosa: gli auguri. E così nell’arco della mattina penso a cosa dire, al modo meno impersonale possibile di fare gli auguri. Tutto questo, unito al tempo perso per scrivere i messaggi mi porta via due ore e trenta. Al ventesimo sms mi rendo conto di quanto godano i dirigenti delle grandi compagnie telefoniche. A natale nasce Gesù, e assieme a lui il profitto capitalista.
Troppo stanco e avvilito per cucinare anche a pranzo, mi metto d’accordo con mamma e sorella per mangiare il cumulo di avanzi del giorno prima. Mia madre continua a criticare il sugazzo, io continuo a pensare di farle mangiare l’anno prossimo nel peggior ristornate cinese di Pavia.
Alle 5:30 del pomeriggio incomincio a cucinare. Ancora una volta mi tocca fare anche i piatti pensati dagli altri. Alle sette di sera ho tutto sotto controllo. I piatti sono nel forno a scaldarsi, la tavola è bandita e questo, grazie a Dio, è l’ultimo giorno di preparativi.
Alle 20 arriva mia sorella, la grande, con figlia e compagno.
“Cento di questi giorni” mi dice Furio (il ragazzo di mia sorella), cercando di farmi gli auguri di Natale.
Penso a dover sopportare non cento ma solo un altro di questi giorni…avvilimento.
“Grazie ma se dovesse capitare penserei seriamente al suicidio”
Al contrario di mio fratello, mia sorella Chiara è molto precisa ed educata. Si rimane a tavola e si chiacchiera in maniera decente. Alle 22 e trenta se ne vanno. Ringraziamo per essere venuti e infine io e mia madre sparecchiamo tutto.
Alle 23 sono in camera e penso alle pile di piatti ancora da lavare e alla torre di cibo avanzato.
Si dice che a Natale si è tutti più buoni, io so solo una cosa, cucinare per i parenti non solo non ti rabbonisce ma ti fa pensare alla violenza, quella pura e incondizionata.
Buon natale a tutti
4 commenti:
Ne approfitto per un post che non c'entra niente.
Riguarda quel discorso del capire la nostra epoca e il futuro.
La nostra epoca politicamente fa parte dell'avvento dell'ideale imperiale.
Il ciclo della storia è aristocrazia-popolo-impero-aristocrazia ecc.
Se l'800-900 è stato il periodo del popolo (comunismo ecc.) ora assistiamo all'avvento di personalità accentratrici, retoriche e populiste (Berlusca in Italia)....
Dal punto di vista generale siamo all'avanguardia che è un illuminismo visto dal punto di vista del romanticismo.
Ovvero i concetti industriali vengono visti nel loro aspetto patetico-retorico (vedi la scienza secondo MAgnani o il focus o piero angela)...
L'arte è un fenomeno commerciale, ma viene vista come "pura idea" "puro concetto" che è essenzialmente il concetto di genio romantico applicato alla riproducibilità in serie (esempio quelli che fanno le macchie sempre uguali ecc. e lo chiamano STILE - poi spiegherò come lo stile NON ESISTE.).
La tecnologia isola, ma noi dobbiamo dire il contrario, perchè è sommamente romantico esaltare il progresso e il massimo del romanticismo è il ribaltamento (l'antieroe ecc.)
Quindi dire che la tecnologia invece che allontanare avvicina è il capolavoro dell'esaltazione del progresso e della ribaltazione dei valori romantica- quindi effetto di un illuminismo filtrato dal romanticismo.
Il trionfo della novità è capolavoro di questa visione (il film dell'anno scorso è vecchio decrepito, ci sputo sopra, così per ogni cosa).
Infatti il nuovo (illuminista) viene esaltato come mito (romanticismo)- il vero illuminismo si considerava infatti come un ritorno alla paganità naturale e razionale degli antichi greci e romani.
In politica questo si fonde a quello detto prima.
Se fino a vent'anni fa la rivoluzione proletaria bisongava metterla dappertutto sempre vista in quest'ottica, anzi è il trionfo di quest'ottica: MArcuse è il genio espositore di questo illuminismo visto dal romanticismo (che Zolla chiama avanguardia).
Infatti la rivoluzione si fa con la tecnologia e la divisione del lavoro ma libera dalla produzione, dalla diversità dei sessi e addirittura dalla visione comune del mondo.
Il diventare meccanico del mondo, il connubio con le macchine aumenta e libera i sentimenti; il controllo e la pianificazione totali portano alla liberazione da tutti i censori Freudiani e libera così tutti gli istinti.
Questa è la vera espressione e l'apice dell'avanguardia; che fino a vent'anni fa si legava indissolubilmente alla precisa fede politica.
Ed ora?
Abbiamo già accennato al fatto che in politica si vada verso l'archetipo imperiale...
La visione generale sarà quella di un romanticismo visto dall'illuminismo.
Si scandaglieranno miti e religioni con occhio distaccato, soppesandoli; ma anche i vecchi miti verranno creduti oggettivi.
La gente cade ai piedi del Berlusca che annuncia libertà che è benessere diffuso, amore per la vita e poche tasse.
La libertà invece è liberismo per i pochi ricchi, l'amore per la vita è repressione filoclericale, le poche tasse sono in realtà maggiore carico per i non evasori (gli statali e i dipendenti che anche volendo non possono evadere).
Eppure la gente si fa rabbonire perchè è preda di questi ideali romantici.
Eppure in quello che sta accadendo ci sono già i germi di una nuova epoca...
L'allontanarsi dal marxismo e dai suoi miti è già un guardarli in maniera illuminista, come miti...
Siamo un'epoca di transizione.
Caratteri (probabili) della nuova epoca:
Non ci sarà più questo gusto per il trapasso insensato degli opposti: la pianificazione assoluta che porta alla libertà ecc.
Ci sarà un forte storicismo e una critica del passato ma come storia delle idee.
Maggiore superficialità nelle analisi e fanatismo (illuministici) nell'affrontare tutti questi temi.
Devo dire che però se mi viene naturale vedere un illuminismo visto dal romanticismo (forse perchè ce l'ho sotto gli occhi) mi è molto più difficile azzardare i caratteri di un romanticismo visto dall'illuminismo.
Tu come lo vedi?
La repubblica popolare è un illuminismo travestito di ideali romantici (uguaglianza, fratellanza giustizia) ma che in realtà è una bassa plutocrazia industriale.
Allo stesso modo l'impero è un romanticismo vestito di illuminismo, come gli imperatori romani che facevano passare il loro dominio come razionale (per gestire un impero così vasto serve unità, per la pace e la produttività ecc. ecc.)ma in realtà si basa su forze romantiche, mitiche, ovvero sugli ideali, sull'ordine che tiene insieme l'impero.
Nel primo caso è l'economia che traina travestita da ideali, nel secondo caso sono gli ideali, (la romanitas, le leggi romane) che tengono insieme l'impero, non certo l'azione di governo dell'imperatore (irrisoria).
Così il Berlusca.
Così in Europa si discute molto sulle radici cristiane (negli ideali popolari fino al '70 c'era la tolleranza ovvero ognuno prega il suo dio perchè tanto poi andavano tutti in fabbrica uguale- ora invece occorre porre una lex, un ideale, un mito, un modo di comportamento perchè è quello che tiene insieme questo "nuovo" tipo di organizzazione.
Ultima cosa: a conferma di quest'ultima affermazione l'illuminismo portò a monarchie illuminate (mentre doveva essere popolare e basava tutto sull'economia) e a processioni per la dea Ragione.
Il romanticismo invece alle monarchie costituzionali e parlamentari(non più per diritto divino come sopra)e ai moti di indipendenza popolari (lui che era per l'antica aristocrazia e cavalleria e intanto porta avanti la rivoluzione industriale per il progresso delle nazioni)...
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